Come affrontare il tumore al pancreas: la storia di Caterina

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Il tumore al pancreas è tra i più letali con circa 13.700 nuovi casi all’anno in Italia: ad oggi è anche la quarta causa di morte per cancro in Europa, uno dei più temibili e ‘silenti’ perché spesso i sintomi non sono evidenti e chiari, motivo per cui il tasso di mortalità è ancora tra i più alti nonostante i progressi delle cure. Centrale quindi è il ruolo della Ricerca che nei confronti di questo tumore è particolarmente vivace. “Ci attendiamo da essa la disponibilità di nuovi biomarcatori per una diagnosi più precoce e una caratterizzazione in sottotipi diversi di carcinoma pancreatico per terapie sempre più personalizzate” ha spiegato Alessandro Zerbi, Responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia pancreatica in Humanitas.

Ricerca e cura in Humanitas vanno di pari passo ed è per questo che oltre alla Ricerca, occorre prestare la massima attenzione anche alla diagnosi precoce e alla prevenzione.

“Il tumore al pancreas è caratterizzato da una presentazione subdola, da una diagnosi spesso tardiva e da una prognosi severa, le cose però stanno cambiando, grazie ad una maggior consapevolezza nei confronti di questa malattia le diagnosi avvengono in modo un poco più tempestivo che in passato e progressi si sono registrati in ambito terapeutico. La disponibilità di nuovi e più efficaci schemi chemioterapici e una miglior integrazione della chirurgia con la chemioterapia e la radioterapia stanno portando a miglioramenti nella prognosi”, ha concluso il prof. Zerbi.

La storia di Caterina

Anche i sintomi di Caterina – ragioniera milanese di 54 anni, mamma e moglie, che oggi, a otto anni racconta la sua personalissima vittoria contro quel male – erano vaghi: “ero molto stanca. Era l’estate del 2010, ero in vacanza e mi sono svegliata con un senso di nausea, sentivo tutti gli odori possibili, ero stanchissima. All’inizio ho pensato che fosse qualcosa che avevo mangiato. Mi sentivo esausta da tempo, ma ero arrivata alle ferie estive talmente stressata e sovraccarica di fatiche, che credevo fosse necessario solo tanto riposo”. 

I sintomi non migliorano e anzi, se ne aggiungono di nuovi come feci bianche, urine scurissime e un prurito molto intenso al palmo delle mani e dei piedi.

Inizia così il suo percorso in Humanitas, verso la guarigione.

Dopo le prime analisi del sangue e delle urine e il parere del medico di famiglia – “la mia prima “fortuna”, al quale andrà sempre il mio grazie”, ha raccontato Caterina – la donna è arrivata in Humanitas dove ha approfondito con altri esami, un’ecografia e una Tac. “In capo a poche ore avevano una diagnosi: sospetto carcinoma del pancreas”. Il dottor Paolo Omodei, responsabile di Gastroenterologia Clinica in Humanitas, e il Prof. Alessandro Zerbi, direttore di Chirurgia Pancreatica, la ricoverano immediatamente. “Sono stati chiarissimi – ha detto la ex paziente -. Delicati, gentili, esaustivi. Mi hanno detto tutto quello che dovevo sapere, risposto a ogni mia domanda, spiegato cosa avrei dovuto fare, passo dopo passo, da quel momento in poi. A loro, e poi agli oncologi, devo la vita. Non avrei potuto chiedere o sperare di meglio. Del resto, nonostante la mia terribile diagnosi… sono ancora qua”.

“La storia di Caterina è emblematica di come sia sbagliato considerare una diagnosi di tumore al pancreas come l’equivalente di una condanna. Non è così, e medici e ricercatori stanno lavorando perché storie come questa si possano ascoltare sempre più spesso”.

Scopri come la Ricerca Humanitas sta combattendo il tumore al pancreas.