Intessere i giorni, filo dopo filo
Essere Francesca, alchimia di garbo e attenzione. Insegnante di scuola primaria, ama il suo lavoro, scelto da giovanissima, e che la fa godere del privilegio bellissimo di dire ogni mattina “vado a scuola”. Alle voci dei suoi piccoli alunni affianca il piacere della solitudine, coltivata con cura, passeggiando lungo il fiume al mattino presto.
Un amore profondo, suo figlio Ludovico, il suo capolavoro, desiderio esaudito e quotidiano.
La sua vita è fatta di rituali preziosi: una tisana sorseggiata con lentezza, uno sguardo posato sulla terrazza attraverso la grande vetrata della sua camera e una potente famiglia di sorellanza riunita attorno a una tavola imbandita a scambiarsi chiacchiere, sorrisi e sostegno profondo. Adora le storie, quelle che le fanno cambiare sguardo, come i libri di Michela Murgia, e quelle capaci di farla passare, senza soluzione di continuità, dal pianto al riso, come il film di Massimo Troisi, “Pensavo fosse amore invece era un calesse”, in cui ritrova la metafora della sua vita.
Pur non amando i cambiamenti bruschi, Francesca adora le possibilità. Proprio come quella che si è data creando la sua coperta di lana intrecciata all’uncinetto in cui ha intessuto, filo dopo filo, i propri giorni trasformando l’attesa in una trama viva e piena di colore.
Oggi si sente in cammino. Conosce le sue radici di quercia salda e sa di poterci contare. Con il coraggio di chi ha attraversato il buio senza cedere alla paura, sceglie l’ascolto, la generosità e la meraviglia di guardare sempre oltre.